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Inserire il tuo racconto



HO SCOPATO CON MIA MAMMA !! di Franco74
 

Premetto che quello che sto per raccontarvi è successo veramente siete comunque liberi di crederci o meno .Devo il mio successo su quello che sto per raccontarvi alla signora Riccarda Pecetti in quanto mi ha dato dei consigli che ho messo in pratica e hanno dato i risultati aspettati ! Io sono un ragazzo di 32 anni vivo da sempre con mia madre che ha 60 anni molto ben portati un corpo tonico e molto ben formato nonostante l'eta' e un culo che a dir poco è favoloso ! duro e sodo come non mai ...non avevo mai pensato di provare desiderio sessuale verso mia madre fino al momento in cui ho notato dei suoi comportamenti strani che non aveva mai manifestato fino adesso . Un giorno esce dalla sua camera in mutandine e reggiseno con in mano mutandine e reggiseno pulite per cambiarsi, di solito si cambiava in camera sua e a me non era mai passato per la testa di spiarla perche' modestamente con le ragazze non ho mai avuto problemi per trovarne anzi e quindi mia madre la vedevo come una madre e non come una donna anche se il suo corpo per l'eta' che ha è invidiabile . Quel giorno entra in cucina e visto il freddo che faceva si avvicina alla stufa e comincia a cambiarsi io stavo seduto in poltrona a guardare la tv e la vedevo benissimo ma nn ci ho fatto caso fino al momento in cui ha cominciato a sfilarsi le mutandine immediatamente il mio sguardo è finito sul suo culo splendido ho cominciato a sentire bollirmi il sangue subito ebbi un erezione che nn riuscivo a contenere e sarei andato in bagno subito per sfogarmi masturbandomi ma ho aspettato per vedere cosa succedeva quando è rimasta nuda ha fatto cadere apposta le mutandine pulite e si è chinata per raccoglierle allargando le gambe in modo che potessi guardarla avevo la panoramica della sua fica davanti a me non resistevo piu' lei si è cambiata e non ha detto niente io sono corso in bagno e sono venuto subito tutto è finito li fino al momento in cui una sera mi ha detto se andavo a dormire nel letto con lei visto il freddo in 2 si stava piu' caldi io non me lo feci ripetere e mi fiondai subito a letto mi preparai indossando un pigiama sottile senza mutande alzando le coperte ho notato che lei indossava mutandine e reggiseno e sopra avevo un paio di collant mi infilai sotto le coperte e e lei mi chiese di avvicinarmi cosi' saremo stati piu' al caldo io mi avvicinai e mi appoggiai dietro di lei su un fianco il mio cazzo era appoggiato contro il suo culo e subito divento' duro come il marmo lei non si distacco' anzi comincio' a spingere con il culo e io non riuscii a trattenermi e cominciai a spingere anchio lei non disse niente mi lasciava fare e partecipava mi chiese se avevo ancora freddo io le risposi che adesso stavo bene solo che avevo freddo alle mani lei mi prese la mano e se la mise in mezzo alle gambe dicendomi che li sarebbero state al caldo ...stavo impazzendo sentivo il cazzo che mi scoppiava non riuscii a trattenermi di tenere ferma la mano e cominciai a muoverla piano sopra le calze fino ad arrivare al bordo e la infilai dentro lei si lasciava fare ero sopra le mutande e sentivo la sua fica che era bollente arrivato a quel punto non resistetti oltre e la infilai dentro alle mutande ero sopra il pelo e in quel momento mi passavano mille pensieri per la testa cominciai ad ansimare dall'eccitazione scesi piu' giu' e le toccai la fica ! fantastico stavo toccando la fica di mia madre pazzesco era bollente e si era bagnata le infilai un dito dentro e cominciai a masturbarla lei si lasciava fare in quel momento suona il telefonino lei risponde e comincia a parlare con una sua amica io continuai a masturbarla comincio' ad ansimare saluto' la sua amica in fretta e riattacco' era venuta la mia mano era inzuppata dei suoi umori mi prese la mano e me la sfilo' e disse con un sorriso malizioso adesso ti sei scaldato dormiamo buonanotte . Io rimasi sconcertato dall'episodio che era accaduto il cazzo mi faceva male da quanto era duro corsi in bagno e appena lo presi in mano sborrai subito godendo moltissimo e tornai a letto lei stava gia' dormendo fini' li senza commenti o altro pero' decisi che dovevo trovare il modo per tornare a letto con lei e riuscire a scoparla .Qualche giorno fa è stato il suo compleanno e ho pensato a un piano preciso su consiglio della signora riccarda le ho comprato un mazzo di fiori che a lei piacciono tanto e le ho regalato un completino intimo nero trasparente con perizoma e reggiseno ero curioso nel vedere che faccia avrebbe fatto nel vedere quel regalo quindi entrai in casa e gli feci gli auguri le donai i fiori e mi ringrazio' con un bacio sulla guancia poi le dissi :mamma ho un altro regalo per te spero che ti piaccia lei rimase meravigliata apri' il pacchetto e quando vide quel completo sgrano' gli occhi e arrossi' mi abbraccio' e comincio' a baciarmi in bocca con la lingua mi sentivo impazzire si stacco' e mi disse adesso lo vado a provare per vedere come mi sta' e io replicai me lo fai vedere come ti sta addosso mamma ? certo tesoro quando ho finito ti chiamo io . Non stavo piu' nella pelle tra poco avrei visto mia madre con quel completo addosso che era veramente sexy fin che pensavo a questo sento che mi chiama e mi dice :vieni tesoro sono pronta ... entro in camera sua e la vedo con quel completino addosso il mio cazzo in un secondo diventa duro come il marmo mi dice vieni che ti voglio ringraziare del bellissimo regalo che mi hai fatto mi abbraccia e comincia a baciarmi con la lingua strusciandosi addosso a me mentre mi bacia va mi ha slacciato i pantaloni e tirato fuori il cazzo lo ha preso in mano e ha cominciato a menarlo lentamente non riuscii a resistere cominciai a palparle il culo finimmo per sdraiarci sul letto le scostai il perizzoma e cominciai a leccarle la fica lei mi prese in bocca il cazzo e comincio' a succhiarlo avidamente dopo un po mi staccai dalla sua fica che era grondante era gia' venuta 2 volte lei si sfila il perizoma e il reggiseno mi spogliai completamente anchio lei si stese a gambe aperte e mi disse : adesso voglio farti io un regalo ... non gli chiesi che regalo mi avrebbe fatto gli appoggiai la mia cappella alle soglie della sua fica e cominciai a strusciarla senza penetrarla...mi prese per i fianchi e mi disse :non ne posso piu' ...scopami !cominciai a stantuffarla lentamente poi cominciai ad aumentare il ritmo la sentivo fremere e ansimare a ogni colpo la girai alla pecorina e cominciai a pomparla sempre piu' forte lei gridava e ansimava continuamente io preso dall'eccitazione provai a infilarli un dito nel culo ma mi disse che non l'aveva mai fatto ma da suo figlio si sarebbe fatta inculare corsi in bagno per trovare una crema per lubrificarla presi un tubetto di crema per la pelle e corsi in camera lei si stava sditalitando furiosamente le misi la crema nel suo buchetto e me la spalmai nel mio cazzo lo appoggiai nel buco e lei mi disse di fare piano io cominciai a spingere piano e vidi che comincio' a dilatarsi entro' mezza cappella e sentivo il cazzo che mi pulsava a mille le chiesi se le faceva male e mi rispose di no che potevo spingere ancora e cosi' feci quando la cappella fu tutta dentro sentivo il cazzo in una morsa bollente sentii che si dilatava sempre di piu' non resistetti oltre e con un colpo lo spinsi fino in fondo alle palle lancio' un grido e comincio' a muoversi furiosamente gridando inculami ! cominciai a pompare come un dannato e sentivo che stavo per venire, sborrai dentro il suo culo e ci rimasi fino a che nn mi si ammoscio' non finiva piu' di sborrare non avevo mai goduto cosi' tanto in vita mia un orgasmo da far perdere i sensi ci abracciammo e ci baciammo crollando sul letto stavo per prendere sonno ero stanchissimo mi disse solo una cosa da oggi in poi potremo scopare tutte le volte che vuoi sei stato fantastico.

 


 

Una esperienza educativa di federigoo2006


Fin dalla tenera età non ho mai avuto problemi a girare per casa nudo, soprattutto durante i mesi più caldi, neanche con i miei o con i parenti più stretti. Duarante l'adolescenza però si cominciano a svegliari gli ormoni e i caratteri sessuali secondari, ne derivò comunque una vergogna nello stare nudo senza preoccupazione ma cominciai a farlo solo di notte o a casa da solo. Inoltre lo stare nudo cominciò a comportare erezioni involontarie e successive pippe per calmare gli ormoni. Un pomeriggio d'estate decisi, per curiosità, di osservare la reazione di mia mamma nel vedermi girare nudo di nuovo dopo molto tempo che non lo facevo in sua presenza. Mi diressi quindi in salotto e mi sedetti sul divano vicino a mia madre. Subito le apparve decisamente stupita e a disagio, ma non disse niente e si finse indifferente. Quello che stavo facendo però portò subito ad una erezione del mio pene, rivestito di freschi peli pubici e con una lunghezza di circa 18 cm, fece cambiare espressione a mia madre che sembrava molto interessata e stupita del mio pene. Cominciò infatti ad accarezzarmelo e piano piano a farmi una sega. Io non opposi nessun tipo di resistenza ovviamente perchè mi piaceva moltissimo. Successivamente cominciò a spogliarsi velocemente dei vestiti leggeri rimanendo completamente nuda. - Mamma insegnami come si fa a scopare veramente- Le dissi Lei allora si mise con le gambe divaricate e io la penetrai con violenza. In un attimo venni dentro mai madre e godemmo tutti e due come folli. Fu l'unica esperienza con mia madre e da lì in poi stare con ragazze della mia età mi fu molto più facile e il mio rapporto con mia madre, stabile e sincero.

 


 

I piedini di mia cugina di cbfour2001


E' successo ormai 8 anni fa, entrambi diciottenni in ferie con i genitori in Croazia. Accampati in un campeggio piccolo e grazioso con i rispettivi camper delle nostre famiglie, io e Francesca, mia cugina, passavamo le giornate al mare fino a quando il sole spariva all'orizzonte fra un bagno, un tuffo, gli immancabili walkman mentre stesi cercavamo di prendere il sole prima di un nuovo tuffo. Ci divertiva spesso spostarci lungo la costa per spiare con discrezione persone che praticavano il nudismo soffermandoci a commentare le proporzioni più diverse dei loro attributi per noi per lo più tabù. Non era facile camminare scalzi tra quegli scogli appuntiti ed infatti un giorno Francesca inciampando si fece male alla pianta di un piede. Nulla di grave e, passato il dolore, zoppicando leggermente, con il mio aiuto tornammo nella spiaggetta dove erano sistemati anche i nostri genitori che si stavano alzando per andare a pranzo. Mentre mangiavamo assieme nella veranda i miei ci proposero di fare una gita nel pomeriggio per andare a visitare un santuario ad un’ottantina di km dal campeggio. Viste le nostre facce "entusiaste", ridendo ci diedero l'alternativa di rimanere in campeggio fino all'ora di cena quando sarebbero passati a prenderci per andare a cena fuori. Finimmo quindi il pranzo e i genitori, prese macchine fotografiche e borse partirono per il pomeriggio culturale. Normalmente nel primo pomeriggio mentre i nostri facevano un riposino, io e Francesca salivamo in camper a giocare a carte aspettando un paio d'ore prima di tornare al mare. Anche quel pomeriggio, lavati i piatti, salimmo sul suo camper e ci accomodammo come sempre sulla dinette del fondo sui due divanetti uno fronte all'altro con la tavola a dividerci. Francesca prese le carte e cominciò a mescolarle ma prima di iniziare mi chiese se potevo guardarle la pianta del piede dove la mattina si era fatta male perché le faceva male e le sembrava ci fosse qualcosa che pungeva. Allungò quindi la gamba sotto al tavolo e mi pose il suo piedino sopra le mie gambe. Anche se inizialmente assolutamente indifferente alla sua richiesta come fosse la cosa più normale del mondo, il solo gesto di pormi il suo piede in quel momento scatenò in me una serie di emozioni fortissime che mi fecero perdere il mio normale controllo. La vista del suo bellissimo piedino perfetto nella forma, abbronzato e ben curato mi provocò immediatamente una grossa eccitazione. Con respiro affannato presi in mano il suo piede e cominciai ad osservarlo attentamente. Lei ignara della mia condizione mi sollecitava la mia diagnosi che io tardavo a dare. Sollevai il dubbio che ci fosse un leggero gonfiore e lei subito mi porse l'altro piedino perché potessi confrontare le due piante. Le confermai che mi sembrava tutto a posto e che probabilmente era solo la pelle un pò irritata dal graffio e a rimedio di ciò tentai un timido massaggio delicato allo scopo di alleviarle il dolore. Ma la scena dei suoi due piedini appoggiati praticamente sul mio costune mi provocò una lenta erezione che se in un primo momento sembravo poter controllare, in pochi secondi sfuggì al mio controllo tanto che lo slip si alzò facendo uscire parte del mio pene. Tra me pensavo che fortunatamente il tavolo mi copriva alla sua vista e sarebbe bastato farle mettere giù i piedini perché nell'arco di un paio di minuti le cose tornassero sotto controllo. Ero nel panico e Francesca, accortasi del mio malcelato affanno e del mio evidente rossore mi chiese cosa avessi. Prima ancora di una mia improbabile spiegazione Francesca aveva abbassato la testa sotto al tavolo per vedere cosa stesse succedendo. In quel momento mi mancò il fiato e lei, rialzatasi mi guardò eclamando:"Ma cosa fai? Ma è grossissimo! E' colpa mia? Sono stata io coi miei piedi? Oh, scusa, ma.....". Volevo scomparire e, imbarazzatissimo mi alzai, uscii, corsi nel mio camper, infilai una maglia per coprire gli slip ancora troppo piccoli per contenere la mia eccitazione e corsi ai bagni del campeggio dove, chiusomi in una doccia rimasi fermo a pensare aspettando lo svanire della mia erezione. Non sapevo cosa fare, temevo la reazione di Francesca, mi vergognavo della figura rimediata. Feci una doccia e dopo un quarto d'ora ripresi il controllo di me. Uscii e decisi di fare un giro da solo lungo gli scogli. Non sapevo come gestire il "dopo" e pensavo al ritorno dei nostri genitori e al rapporto con mia cugina. Così facendo passarono le ore e mi vidi costretto a tornare per prepararmi per la cena. Il camper di Francesca era chiuso, segno che anche lei era in preparativi ma possibile segno che forse lei era arrabbiata con me. Mi vestii e andai alla reception aspettando la macchina dei miei. Di Francesca neanche l'ombra e la cosa cominciava a preoccuparmi. Alle sette e mezzo arrivarono i nostri e neanche il tempo di chiedermi dove fosse Francesca che la vidi apparire sul viale d'ingresso splendente, con gonnellina e canotta e, sorpresa inaspettata, infradito con brillantini e smalto pastello ai piedi che già belli al naturale ma oltretutto perfettamente abbronzati già mi stavano mandando di nuovo in eccitazione incontrollabile. La salutai freddo e imbarazzato ma allo stesso tempo affascinato e lei mi sorrise senza dire nulla. La cosa non passò inosservata ai nostri che ci chiesero subito cosa ci fosse che non andava. Io già in panico per la mancanza di una risposta, accolsi con grande sollievo la risposta di Francesca la quale disse che avevamo litigato per motivi stupidi e che lei aveva esagerato un pò ma che a lei era passata mentre io ero il solito musone e che mi si doveva dare tempo. Lessi la cosa come un messaggio di complicità che mi mise sulle spine ancora di più. Guardai Francesca salire in macchina e non potei fare altro che constatare quanto bella e femminile fosse quella sera. Al ristorante io fui taciturno, impegnato com'ero a mettere in ordine l'orda di pensieri che mi frullavano per la testa. Verso fine della cena, i miei mi dissero che avrei dovuto smollarmi un pò e di farla finita, che eravamo in ferie e che si doveva pensare solo a divertirsi. Francesca, che era seduta di fronte a me, intervenne prontamente dicendo che ci avrebbe pensato lei a sciogliere l'orso (cioè io) appena rientrati in campeggio portandomi come ogni sera a mangiare un gelato in riva al mare. Aggiunse che avevo un carattere troppo musone e che se non me la facevo passare ci avrebbe pensato lei. Mentre terminava la frase mi fissò dritto negli occhi e sentii il suo piedino alzarsi e appoggiarsi tra le mie gambe con una leggera pressione che ebbe il significato dell'ammiccamento più spudorato che si possa immaginare. Come promesso, rientrati in campeggio i genitori ci salutarono per andare a dormire mentre noi andammo in silenzio a prendere un gelato al chiosco della spiaggia che stava per chiudere. Appena pagato il gestore spense le luci e chiuse le serrande. Noi invece ci inoltrammo tra gli scogli in un posto dove c'erano delle pietre lisce comode per sedersi e dove di giorno ci mettevamo spesso a prendere il sole. Appena seduti Francesca mi chiese scusa per l'episodio del pomeriggio poiché pensava di essere stata lei a provocare la mia reazione involontaria e che comprendeva il mio imbarazzo. Io non risposi ma intanto guardavo quanto bella fosse. Improvvisamente però lei mi chiese:"Ma sono i miei piedi che ti eccitano?". Le risposi che l'avevo sempre considerata una bellissima ragazza ma in quel momento, coccolare i suoi piedi mi aveva mandato fuori di testa. Non avevo finito la frase che lei, di fronte a me, si sfilò l'infradito, alzo la gamba e mi accarezzo la guancia con il suo piedino destro che profumava di essenza di rose. Quella sera avevo dei pantaloni al ginocchio e il gonfiore cominciava a farmi male. Lei dolcemente scese con il piede, mi sfioro le labbra con l'alluce e poi giù fino a prendere il cordino dei miei pantaloncini che si slacciò facilmente. Cominciò così un massaggio delicato sul mio membro che mi mando' in estasi. Riuscì anche ad abbassarmi gli slip e fu lì che, al contatto del suo piedino con il mio membro non mi controllai e le venni sulle dita del piede in modo violento. Lei rimase sorpresa non aspettandosi questa sensazione di bagnato sul piede. Si fermò per un attimo poi, realizzato cosa fosse successo in quella penombra riprese il lento movimento di massaggio chiedendomi:"Sei venuto? Di già? E’ il tuo sperma quello che sento nel piede? Sono emozionata". Le dissi di sì scusandomi di non essermi trattenuto ma lei mi disse che avermi provocato una reazione così violenta la lusingava perché voleva dire che i suoi piedini, lei e il suo approccio sensuale erano in grado di fare godere un uomo. Si piegò verso di me e con le dita della mano si passò il piede per sentire la consistenza del liquido che l'aveva bagnata. Poi prese una salvietta umidificata dalla borsa e preso in mano il mio membro iniziò ad asciugarlo con curiosità. La cosa mi diede una nuova erezione violenta che lei in modo sadico decise di ignorare passando ad asciugarsi il piedino. Non sapevo cosa dire, la guardai, le presi il piede che le baciai e ci alzammo per andare a letto. La mattina mi svegliai e ripensando al giorno prima mi sembrava di avere vissuto un sogno eccitantissimo. Memore dei miei imbarazzi, mi misi il costume ma, per precauzione, ebbi cura di indossare una maglia lunga che coprisse miei eventuali turbamenti ormonali... Uscii dal camper per fare colazione e Francesca era già sullo sdraio che mi aspettava giocherellando maliziosamente con i suoi piedini. Quella mattina il mare era piatto e mio zio arrivò con il canotto a remi che Francesca gli aveva chiesto di gonfiare perché la portassi a fare un giro. Io sempre lento a capire le cose, pensai alla sfaticata che mi sarebbe toccata ma accolsi con entusiasmo la proposta. Partimmo per la spiaggia, mettemmo il canotto in acqua e salimmo, uno fronte all'altra, per la "gita". Francesca si rilassò mentre io remavo con un certo impegno per allontanarmi dalla riva. Il canotto era piccolo e le nostre gambe inevitabilmente si incrociavano. Io avevo tenuto la maglietta incerto se dare corda al gioco iniziato la sera prima. Ci pensò Francesca a ricominciare verificando subito la mia "condizione" allungando la gamba e alzando discretamente la mia maglietta con il piede. "Siamo già tesi? Guarda che così rovini gli slip! Dovresti prenderli almeno di due taglie in più..." e scoppiò in una risata. Ormai scoperto e deciso a lasciarmi andare, complice anche la lontananza ormai dalla costa e il riparo del bordo alto del gommone, tolsi la maglia ostentando tutto l'incontenibile gonfiore del mio costume. Francesca per tutta risposta da seduta si abbassò fino a stendersi così da raggiungere con i piedi il mio pube e con mia sorpresa liberandosi del reggiseno del costume. Ero abbagliato, per la prima volta avevo davanti un bellissimo seno messo in mostra per me. Francesca non parlava ma mi fissava dritto negli occhi mentre io ormai remavo senza più sincronia indeciso se ammirare i suoi seni o i suoi meravigliosi piedini che avevano iniziato a stuzzicare il mio membro che aveva messo già da un pò la "testa" fuori dagli slip. Ero in estasi e avrei voluto diventare parte attiva di questo gioco ma dovevo dare agli occhi dei nostri genitori che ci osservavano dalla riva l'impressione della massima normalità per cui dovetti adattarmi al comunque piacevole ruolo passivo in questa situazione. Francesca sorrise e si lasciò andare alle prime confidenze: "Sai, è la prima volta che tocco un uomo, ed è la prima volta che non ho remore a spingermi avanti, a capire, a conoscere, a giocare per il piacere di farlo, ed è perché sei tu, e perché è nato tutto in modo casuale e alla fine spontaneo. Spero che anche per te sia così perché da ieri io ho deciso che ho voglia di trascorrere queste due settimane che ci restano divertendomi” e terminò la frase con un sorrisetto che diceva tutto. Io cominciavo finalmente a rilassarmi e a trovare spontaneità nei nostri gesti. Cercai di coordinare i remi per guadagnare un altro centinaio di metri dalla riva mentre Francesca, sciolti gli ultimi freni inibitori esplorava con i suoi piedini tutti i misteri del mio essere uomo. Ormai i miei slip erano del tutto abbassati e il mio membro scoppiava dall’eccitazione. Francesca guardava con interesse le fattezze del mio sesso così grande rispetto a quanto evidenziato i giorni precedenti in situazioni normali dal rilievo del mio costume. Disse:”Ieri sera mi è piaciuto sentirlo con il piede, ma al buio non sono riuscita a soddisfare tutte le mie curiosità. Mi piace un casino e mi eccita vedere il tuo “zizi” così. E’ bello giocarci. Però voglio farti venire, voglio vedere cosa succede quando hai un orgasmo.” E così dicendo iniziò a strofinare tra una pianta di un piede e il collo dell’altro il mio glande scoperto portandomi in pochi secondi al massimo del piacere. Venni con degli spasmi violenti e i getti del mio seme raggiunsero Francesca su una gamba e sul suo ventre giusto sull’ombelico. Legato ancora a qualche timido imbarazzo le chiesi subito scusa non rendendomi conto di avere solo che accontentato nel migliore dei modi la sua curiosità di quel momento. Continuò a coccolare il mio membro in progressivo rilassamento con i suoi piedini in parte bagnati dagli ultimi getti del mio orgasmo mentre con la mano andava a saggiare come la sera prima la consistenza del liquido andato a riempirle l’ombelico. Lo osservò attentamente bagnandosi le dita della mano e spargendolo sul suo addome per farlo asciugare velocemente sotto il sole di agosto. D’improvviso ripose l’attenzione sul mio pene ormai ridotto alla metà di pochi minuti prima e sorpresa esclamò:”Che piccolino! Incredibile come cambi di volume così in fretta. Mi eccita l’idea di farti gonfiare in quel modo. Però sai, non è molto bello se ti capita un’erezione in certe situazioni tipo in campeggio con la gente o peggio con i nostri. Come fai se ti succede?”. Ed io: “Beh, cerco che non capiti e se capita evito di mettermi proprio in mostra. A volte metto la maglia, a volte in spiaggia resto steso immobile a pancia in giù, in certi casi…dipende!” E lei:”In certi casi?” e con un sorriso malizioso “Ti fai una pugnetta?” – “No, no” dico io arrossendo – “E invece sì, dai che lo so che voi maschietti avete le vesciche alle mani a forza di pugnette. Quindi come adesso, dopo essere venuto il tuo “zizì” cala e tutto torna a posto?! E per quanto?”. Così dicendo si rimise il reggiseno e alzatasi a sedere si giro di scatto dandomi le spalle così da potersi avvicinare a me senza destare sospetti dalla spiaggia. In ginoccho e fingendo di preparare i remi portò una mano dietro di lei e prese in mano il mio pene cominciando a stuzzicarlo. “Ma sei un caso clinico! E’ già tornato enorme!” mi dice “Cosa dobbiamo fare?” Ed io:”E’ ora di fare un tuffo così ci calmiamo un po’ e ci diamo una sciacquata!” e così facendo, mi sistemai gli slip e la spinsi di scatto giù dal canotto che rigirai per lavarlo dei miei umori. Le proposi quindi di tornare a nuoto, sapendo che un po’ di sforzo fisico avrebbe calmato la mia eccitazione e avrebbe distratto i miei pensieri. Tornammo che era ora di pranzo e mio zio ci disse che ci aveva fatto delle belle foto da riva. Francesca mi guardò con un sorriso sornione e mi disse di muovermi che aveva fame e che aveva in mente un sacco di cose da fare quel pomeriggio e i giorni a venire.

 



MIA SORELLA FA LA PUTTANA

Finalmente eccoci qua. Io e mia sorella Mariella, sul ciglio di una strada non distante da casa nostra, che aspettiamo la macchina di Pietro. Pietro l'abbiamo conosciuto in chat Ci ha colpito la sua simpatia, il suo "modo di fare", e alla fine abbiamo deciso che era la persona giusta per realizzare un sogno che coltiviamo da un po'. Non l'abbiamo mai visto in foto, perchè il nostro sogno prevede che l'appuntamento sia realmente "al buio", sappiamo solo che arriverà su una Golf grigia, e che ci riconoscerà lui (che invece ha visto Mariella in foto). Inutile dire che siamo emozionatissmi. Mariella guarda tutte le macchine che passano con attenzione, quasi non dice parola, e anch'io sto in silenzio. Finamente eccolo. La macchina accosta, l'uomo alla guida ci guarda, chiede "Mariella?" e al suo "Sì" sorride e la invita a salire. Io, come da accordi, sono "invisibile". Prendo posto sul sedile dietro, ma da questo momento in poi è come se non ci fossi, nessuno dei due deve considerare la mia presenza. Li osservo. Lui è un bell'uomo. Porta bene i suoi 45 anni, ha la carnagione scura ed è piuttosto ben messo di fisico, anche se forse ha qualche chilo in più del dovuto. Il viso è un po' irregolare, il naso prominente, i capelli corti e brizzolati, nell'insieme quello che si dice "un tipo". Cerca di rompere il ghiaccio con qualche domanda di rito a Mariella, che però è ancora un po' imbarazzata, e risponde a monosillabi. Chissà cosa sta pensando, chissà se si è già pentita di aver voluto fare questa esperienza, chissà se quest'uomo le piace, chissà. Intanto Pietro continua a guidare verso la zona periferica della città, diretto verso qualche posto in cui fermarsi e stare tranquilli. Conosco questa zona, questi capannoni, sede di fabbriche che alla sera si trasformano in tante alcove per coppie in cerca di intimità. Quante volte ci son venuto anch'io, "da protagonista", e com'è strano ritrovarmici ora "da spettatore". La cosa mi eccita in un modo incredibile, ho la testa in subbuglio nell'immaginare quello che succederà da qui a poco. La conversazione tra Pietro e Mariella, intanto, continua, e Mariella mi pare più sciolta. Pietro è proprio un tipo simpatico, e ci sa fare, come d'altra parte sembrava da come lo avevamo conosciuto in chat. Stanno parlando di alcuni complimenti un po' spinti che Pietro aveva fatto a Mariella dopo averla vista in foto, e Pietro confessa di essersi masturbato più di una volta pensando alla vacca. Facciamo ancora qualche metro, imbocchiamo il cancello di una fabbrica in disuso, arriviamo su un piazzalone su cui ci sono già altre macchine parcheggiate. Pietro sceglie una zona tranquilla, e spegne la macchina. Guarda Mariella e le dice che è bellissima, allungando una mano verso le sue cosce. In effetti Mariella stasera è incredibilmente arrapante. I capelli biondi le cadono sul bel viso, più truccato del solito, con un rossetto sgargiante ad evidenziare le labbra. La camicetta rosa, stretta, contiene a stento la sua quinta misura. La gonna nera le fascia le cosce abbronzate. Le scarpe, per l'occasione, sono da vera troia, nere con un tacco sottile. La mano di Pietro sale dalle cosce attraverso la pancia, verso le tette, subito seguita anche dall'altra mano. Stringe le due tettone tra le mani e si getta col viso in mezzo, come a voler subito assaporare qualcosa che aveva a lungo immaginato. Mariella, in verità, è ancora un po' sulle sue. Lascia fare Pietro, gli tiene la testa, ma non prende ancora nessuna iniziativa. Pietro rialza la testa, la guarda. Forse si rende conto della tensione di mia sorella, e capisce che deve essere lui a prendere l'iniziativa. E' già visibilmente eccitato, si slaccia i pantaloni e li tira giù, insieme ai boxer. Io, da dietro, mi sporgo un po' e vedo il suo cazzo che fa capolino, non ancora duro ma già un po' cresciuto. E' un bel cazzo, decisamente più grosso del mio. Probabilmente è quello che sta pensando anche Mariella, mentre lo guarda. Vedo mia sorella che allunga una mano, titubante e quasi imbarazzata, poi lo prende tra le dita ed inizia ad accarezzarlo, piano piano, scappellandolo. Inizia a fare su e giù con la mano, guardandolo, poi si tira indietro i capelli e si china su Pietro, prendendoglielo in bocca. Pietro si appoggia con la testa al sedile e finalmente si gode il pompino che mia sorella gli sta facendo. Io osservo, da dietro, e sono eccitatissimo, ho il cazzo che mi scoppia. Mariella continua a succhiare, mi sembra che le piaccia davvero, fa su e gù con foga, mentre con la mano gli accarezza le palle. Pietro è in estasi, non riesce a tenere le mani ferme. La accarezza sulla testa, sulla schiena, le stringe le chiappe, poi le prende di nuovo in mano le tette, stringendogliele con forza mentre la vacca continua il suo lavoro, con la lingua e con le labbra. Nella macchina si sente solo il rumore della bocca che succhia il cazzo. Dopo qualche minuto, Mariella si tira su e guarda Pietro sorridendo, mentre con la mano continua ad accarezzargli il cazzo, ormai di marmo. Poi si tira su, torna seduta, e con un gesto veloce si toglie le mutandine da sotto alla gonna e sale a cavalcioni su Pietro. Evidentemente ha la fica già ben lubrificata, perchè il cazzo le scivola dentro in un attimo, lasciando l'uomo quasi sorpreso. Mariella inizia a fare su e giù, la vedo che ha la faccia in estasi, sta godendo davvero a sentirsi quel cazzone dentro. Pietro le stringe forte le chiappe da sotto la gonna, poi torna ancora con le mani sulle tette. Finalmente le apre la camicetta e le slaccia il reggiseno, e vede le tettone esplodergli davanti. Tira Mariella verso di sè, getta la faccia in mezzo a quella latteria degna di una mucca, e con la lingua cerca i capezzoli, che lecca e morde più volte. Il ritmo dei colpi di Pietro dentro Mariella aumenta vorticosamente, e la sento ansimare sempre più forte, fino a prorompere in un gridolino, quel gridolino che mi fa capire che ha raggiunto uno splendido, appagante orgasmo. La macchina è permeata dall'odore della fica di mia sorella, e a me gira la testa. Vedere mia sorella così goduta, con uno sconosciuto, mi dà un brivido mai provato prima. Ma ovviamente non è ancora finita, Pietro non ha raggiunto la fine, ed ha energie a volontà per sbattere Mariella ancora un po'. Cambiano posizione. Pietro fa sdraiare mia sorella supina sul sedile, le toglie la gonna e gli si mette sopra. Le succhia ancora i capezzoli, ormai rossi e turgidi come non mai, poi scende con la testa, e nel mentre le prende i fianchi e la fa salire un po' sul sedile, fino a che la bocca di lui incontra la fica, ancora fradicia da prima. Con la lingua inizia ad esplorarla, assaporandone gli umori, succhiandogli le labbra e aprendosi la strada verso il clitoride. Mariella sembra stremata, ma piano piano inizia di nuovo ad ansimare di piacere. La vedo qui, accanto a me, sembra che neanche sappia che io sono lì, pensa solo a godersi quella lingua che la sta facendo godere. Pietro continua col suo lavoro, evidentemente è arrivato al clitoride e lo sta leccando, perchè Mariella ansima, ansima sempre più forte... fino ad arrivare di nuovo al gridolino dell'orgasmo, quel gridolino che conosco bene, quel gridolino che fa di nuovo provare un brivido anche a me. Pietro si tira su, ha il cazzo ancora in tiro, e senza pensarci due volte entra di nuovo con forza nella fica di mia sorella, ormai bagnata all'inverosimile. I colpi che le dà ora sono quasi rabbiosi, sono i colpi di chi vuole arrivare all'orgasmo, di chi vuole godere, di chi sente che sta per esplodere. Mariella, stremata, si prende questi colpi ad occhi chiusi, tirando l'uomo a sè con forza stringendogli i fianchi, quasi per aiutarlo. Ancora una volta sento il ritmo aumentare, sento mia sorella e l'uomo che ansimano sempre più forte, sento il rumore dei coglioni di lui che sbattono sulle natiche della vacca. Fino a quando vedo Pietro cambiare espressione, tirare fuori il cazzo con la mano, guardare Mariella negli occhi e finalmente liberare una lunghissima sborrata sulla pancia e sulle tettone di mia sorella. Li guardo, quasi incredulo ed eccitatissimo. Mariella ha la faccia stravolta, il trucco sbavato, la camicetta aperta, e schizzi di sperma sulle tette e sulla pancia. Pietro è sopra la vacca, col cazzo in mano che si sta lentamente ammosciando. Lo sfrega ancora un po' sulle tette di Mariella, facendo uscire le ultime gocce del suo godimento, poi la guarda come a chiedere il suo assenso. Le gli sorride, ed accetta di prendere ancora una volta in bocca quel cazzo che tanto l'ha fatta godere. Lo lecca, piano piano, pulendolo e lucidandolo, quasi fosse un oggetto di valore. E io sono lì, incredulo, invisibile, eccitato come non mai, a vedere il cazzo di uno sconosciuto che piano piano si ammoscia nella bocca di mia sorella


 


MIA MADRE MI HA FATTO UN REGALO


Ho quindici anni e mezzo ed devo confessare una grave colpa. Non fu un deliberato proposito, ma solo frutto del caso, una tentazione troppo forte per potere resistere. Nessuno deve essere messo innanzi a certe situazioni. La colpa non è mia. Accadde un giorno qualunque in cui andai in bagno. Mia madre non chiudeva mai la porta, ma fino a quel momento non c’erano stati inconvenienti. Quel giorno aprii la porta del bagno e vidi, di fronte a me, sotto la doccia, mia madre completamente nuda, in tutto il suo splendore di donna trentaseienne che si mantiene giovane e bella, soda nelle sue carni e sempre desiderabile. E’ una bella donna bruna, occhi neri, seno regolare, cosce lunghe, formose e tornite, un culo da favola. Ho sempre pensato che deve suscitare il desiderio degli uomini che la incontrano, ma io non l’avevo mai considerata sotto questo aspetto. Però vedendola adesso in tutta la sua nudità, con quel triangolo di peli neri sul pube, con quelle due tette ancora sode ed alte, il cazzo mi si rizzò all’improvvisso e la desiderai. - Scostumato, chiudi la porta - mi disse senza neppure tentare di coprirsi – si bussa prima di entrare. Mi sentivo in colpa e andai dal mio confessore. - Al desiderio non si può comandare – mi disse il prete – essenziale è non commettere cattive azioni, vai in pace. Andai via ma non in pace. Continuavo a desiderare mia madre. Non mi sentivo più in colpa perché non potevo comandare al mio desiderio. La guardavo con occhi concupiscenti. Guardavo il suo culo che ancheggiava per casa, mi buttavo sotto i tavoli fingendo di raccattare un tovagliolo od una matita, nel tentativo di sbirciare le sue cosce, vedere le sue mutande fino alla sorgente della vita. Qualche volta mi riusciva e certo era una gran vista quelle due belle cosce, sode e formose, e quelle mutandine di vari colori. Seghe a perdere, non desideravo altre. Avevo una fidanzatina più piccola di un anno rispetto a me e cercai di scaricare, in qualche modo, su di lei la mia libidine. Era una ragazza biondina, esile, filiforme, come si usa ora. Pantaloni a vita bassa, ombelico di fuori, tette piccole, piccole. Si faceva tomeggio ma niente più. Una sera la portai nel garage di casa nostra e la feci stendere sul sedile posteriore della macchina di mio padre ed accesi la luce. - Togliti i pantaloni – le dissi. - Ma sei matto? – rispose. - Allora te li tolgo io – Detto fatto, le tirai giù i pantaloni che vennero via senza sforzo e senza resistenza da parte sua. Poi le tolsi le mutandine di cotone tipo salute. Mi apparve la sua fichetta. Una fichetta rasata, senza un pelo, una piccola fessura che sembrava quasi una cicatrice. - Ma che razza di fica ha questa ? - pensai. - Fica è quella di mia madre con tutti quei bei pel neri, quella si che mi fa rizzare. – Mi feci fare una sega senza tanto trasporto, tanto per togliere quel poco d’eccitazione che avevo. Il pomeriggio del giorno dopo restammo soli in casa io e mia madre che aveva l’abitudine di fare un pisolino nel pomeriggio in camera da letto. Si coricò come al solito indossando una leggera vestaglietta, chiusa anche sul davanti. La tentazione fa l’uomo ladro ed io come u ladro m’introdussi in camera da letto. Mia madre era distesa supina, immersa in un sonno tranquillo con un respiro ritmato, il vestito composto fin sulle ginocchia. Mi feci coraggio e , trattenendo il respiro, mi avvicinai al letto. Delicatamente, molto delicatamente, facendo attenzione a non svegliarla, presi con una mano il lembo inferiore del vestito e cominciai a sollevarlo. Sempre con la massima attenzione cercavo di liberarlo dal peso del corpo di mia madre con la massima delicatezza. Piano, piano il vestito saliva e le belle cosce si scoprivano sempre di più. Arrivai alle mutande. Vestiva un paio di mutandine celesti di stoffa leggera, un po’ larghe allo scollo. Lasciavano intravedere un po’ di peli neri della sua fica. Sempre con il cuore che mi batteva come un tamburo, sollevai ancora il vestito fino a scoprire per intero le sue mutande. A questo punto, facendo attenzione a non fare movimenti bruschi, presi delicatamente le mutande all’altezza dell’elastico e comincia ad abbassarle. Mi apparve prima la pancia un tantino rotondetta con il suo ombelico, poi il basso ventre, poi i peli neri, folti e ricci. Continuai inesorabilmente ad abbassare le mutandine di mia madre e lentamente cominciò ad apparirmi la sua fica, continuai fino a scoprirla del tutto. Oh fica meravigliosa, oh fica regale, questa si che era una fica di donna: grande, bella, carnosa, nera di peli ed al centro una bella fessura, prima di color rosa e poi porpora. Fica, fica, fica, ripetei estasiato nella mia mente. Avvicinai il volto ed aspirai con voluttà l’odore intenso che emanava. Non resistetti a lungo e la baciai, prima delicatamente, poi un po’ più forte e la leccai: ero uscito da li che male c’era se ora volevo entrare? Ma a questo punto, poiché evidentemente avevo esagerato, mia madre ebbe un sussulto e si svegliò di scatto. Dapprima assonnata, ma subito dopo, alzandosi a sedere sul letto, mi disse gridando adirata: - scostumato, vigliacco, stai spogliando tua madre, sei un figlio mostruoso, porco. Io ero annichilito, diventai rosso come brace e balbettai qualche scusa, incapace di muovermi. Stavo per piangere. Mia madre se ne accorse e, improvvisamente, cambiò atteggiamento indirizzandomi uno sguardo di compassione che voleva essere un conforto. - Il mio bambino è confuso, non piangere. Ti piace la mamma? Non ti piacciono le tue amichette? Preferisci la mamma? - Si- balbettai io,- sei bellissima.- - Dopotutto voglio farti un regalo. A chi dare questo ben di dio – disse, scostando la vestaglietta che era scesa a ricoprire la fica e divaricando un po’ le cosce – se non al mio più grande amore?. - Vieni qua piccolo mio, non piangere – E così dicendo mi trasse a se stringendomi al seno. - Vieni allatta un po’ – E come fosse la cosa più naturale del mondo si denudò una tetta e mela offrì nella bocca.. Una tetta bianca e liscia, ancora bella, dura, con un’aureola rosata ed un capezzolo duro e lungo. La afferrai avidamente e comincia a ciucciarla. Poi mia madre mi prese il viso tra le sue mani e mi baciò sulle labbra. - Amore mio ho notato che m i guardi con desiderio. Voglio farti un regalo, tu sei la cosa mia più cara e voglio farti felice. Se è questa che ti può fare felice io voglio dartela – disse indicando con la mano la sua fica – Ecco la tua mamma è a tua disposizione, fanne ciò che vuoi, senza alcun ritegno. – E così dicendo si sdraiò di nuovo sul letto allargando le cosce e offrendo la sua meravigliosa fica al mio sguardo ed ai miei desideri. Ora si che potevo fare quel che volevo, in quel momento toccai il cielo con un dito: quel gran pezzo di troia, seminuda, scomposta, con una tetta di fuori, a cosce aperte, la fica nera di peli e semiaperta con la sua fessura rossa, era davanti a me e si offriva in tutto il suo splendore. Salii sul letto e affondai la faccia in quella fica, ne aspirai con le narici frementi il suo odore di femmina , assaporai i suoi umori, introdussi la lingua nella sua fessura umorosa e cominciai a leccarla ed a suggerla con avidità. Mia madre si dibatteva voluttuosamente emettendo di tanto in tanto dei gemiti di piacere. La troia cominciava a godere. Lasciai la fica e le sbottonai il vestito mettendo a nudo l’altra tetta che succhiai avidamente. Poi la baciai sulla bocca ed ella mi corrispose incrociando la lingua. Il mio cazzo era diventato duro come un bastone, non resistevo più. Mia madre me lo carezzò con la mano e mi disse – Giorgino mio, non avere timore, mi puoi chiavare, ti do il permesso. - E si che ti chiavo zoccola – pensai e, senza farmelo ripetere, infilai il cazzo dentro quella sua stupenda fica. Una sensazione indescrivibile di caldo e di umido mi assalì. La strinsi a me seminuda per come era e cominciai a chiavarla voluttuosamente andando su e giù col mio stantuffo. A tratti le davo dei colpi molto forti e le mie palle producevano un clap, clap sbattendo sulle cosce della troia. Lei mugolava sempre più intensamente e si dimenava sotto di me: Giorgino chiavami, chiavami, chiava la tua mamma che ti ha fatto un bel regalo.- diceva tenendosi aggrappata a me con forza. Ed io la chiavavo godendo del suo meraviglioso corpo, sbavandola sul seno, sulle spalle sulla bocca.: – Chiava zoccola, chiava zoccola, ti voglio sfondare – le dicevo. Lei venne più di una volta ed ogni volta mi stringeva ancora più forte: - Sborrami Giorgino mio, sborra la tua zoccola, falla felice. Mi trattenni finchè potei ma quel troione che avevo sotto di me era una forza della natura e le sborrai dentro la vaggina con un getto caldo che non finiva mai. Che senso di lieberazione, che piacere infinito! Lei sentendo quel caldo dentro di se venne un’altra volta gridando tutto il suo piacere. Una pausa di una diecina di minuti, poi il troione cominciò a dimenarsi sotto di me. - Giorgino chiavami ancora, ho la fica che mi bolle come una caldaia. Chiavami ti prego. Il mio cazzo s’era di nuovo indurito e ricominciai a pomparla. Mi fermai un attimo e la riggirai a pancia in giù. Che culo di troia che ha mia madre: grande, rotondo, liscio. Divaricò un po’ le cosce e mi disse: - Mi raccomando solo nella fica. - Si nella gran fica che hai – e così dicendo glielo infilai da dietro nella fica mentre lei divaricava le cosce per riceverlo meglio. Ed ancora su e giù dentro la fica che faceva plaf, plaf ad ogni passaggio mentre le smaneggiavo le tette, i fianchi, le spalle e la baciavo sbavandola in ogni dove. Era bello sentire la rotondità del suo gran culo sul mio pube e sulle palle, mentre la troia gemeva ad ogni botta. Che troia bella che è la mia mamma. La sborrai ancora, una, due, volte, non so quanto. Poi mi arrestai sfinito. Restammo abbracciati per qualche tempo, poi mi staccai. - Che troia che sei mamma, questo è il più bel giorno della mia vita. Mi hai reso felice, un bellissimo regalo. E che uomo fortunato che è papà. - Papà è un anno che non mi chiava. Oggi anch’io ho avuto un bel regalo.

 

 

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