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SUL TRENO
COME DIVENTAI UN UOMO DI LARGHE VEDUTE DI ICARO La mia storia con Danilo continuava. Lui, quando aveva voglia del mio culo, mi aspettava davanti alla scuola, si assicurava che lo avessi visto e se ne andava. Quello era il segnale, mi aspettava nel suo appartamentino dalle 21,30 in poi. Io naturalmente lo raggiungevo e lo trovavo già semiduro e nudo dalla vita in giù. Mi faceva togliere pantaloni e slip e se lo faceva succhiare per un po’ poi, dopo avermi leccato divinamente, mi inculava con vigore per oltre mezz’ora in tutte le posizioni come un invasato ed io godevo moltissimo. Non mi ha succhiato mai più né si è fatto più inculare da me. Come mi aveva detto, in quelle sere, lui era il maschio ed io la sua puttanella. Il mio culo era diventato ormai largo, morbido e disponibile e lui mi aveva insegnato cosa fare e come muovermi per assecondarlo e farlo eccitare e godere ancora di più. Una sera, mentre mi stava inculando bussarono al citofono. Danilo andò ad aprire mentre io, con una sensazione di vuoto nel culo e con il cazzo in tiro mi coprii con il lenzuolo. Lo sentii parlottare e, poco dopo, fece entrare qualcuno. Altro parlottare poi, dopo qualche minuto, tornò in camera da letto ma non da solo, insieme a lui c’era un uomo sulla quarantina. Io mi imbarazzai moltissimo, arrossii ed avrei voluto sferrargli un cazzotto in faccia. Feci per alzarmi ma lui mi trattenne e mi disse di non preoccuparmi perché era un suo amico fidatissimo, sposato e serio. Ci presentò (lui si chiamava Roberto) ed andò a prendere dei drinks per tutti e tre. Sorseggiando parlarono di fatti loro poi, senza preamboli, indicandomi disse : “Roberto, questo è il ragazzo di cui ti ho parlato, gli ho rotto il culo un paio di mesi fa e credo che ora sia pronto per il tuo pescione”. Poi, senza curarsi del mio imbarazzo continuò, rivogendosi a me : “Roberto ha il cazzo più grosso della città, mi incula regolarmente e, ti assicuro, mi fa godere da impazzire. Lui però ama molto incularsi i ragazzi appena maggiorenni e con il culo già un poco aperto perché, data l’eccezionale larghezza, non potrebbe mai penetrare un culo vergine”. Mentre parlava aveva aperto la cerniera di Roberto ed aveva estratto il suo cazzo dicendomi “guarda che meraviglia”. Era ancora moscio ma, anche così, era già abbastanza più lungo e più grosso del mio in erezione. Invitò il nuovo amico a togliersi giacca, pantaloni e slip e cominciò a succhiarglielo gemendo e grugnendo. Era ritornata ad essere una troia vogliosa di cazzo. La sua testa copriva la mia vista ma, quando dopo un po’, si staccò vidi un cazzo mastodontico : era lungo almeno 20 cm. ed era grosso da far paura. Aveva una cappella che sembrava un grosso mandarino e l’asta era un paletto. Sentii il cazzo drizzarsi ed un piacevolissimo languore nel buco del culo. Danilo mi disse : “hai visto che bestione ? Prendiglielo in bocca, deliziati !” e mi spinse la testa verso quell’uccello del paradiso. Dovetti sforzarmi di aprire la bocca quanto più potevo per accogliere a stento quell’enorme fallo. Mentre lo leccavo e lo succhiavo Danilo prese a titillarmi il buchetto che era già lubrificato per la precedente breve inculata. Poi fece stendere Roberto sul letto e mi fece mettere a pecorina con il cazzone di Roberto in bocca, disse all’amico : “avevo già iniziato a preparatelo ma, mentre te lo succhia, glielo apro un altro po’”. Così dicendo si portò dietro di me, me lo infilò nel culo e cominciò a pomparmi. Io ero in estasi, mi sembrava di essere ubriaco. Era la prima volta che avevo un cazzo nel culo ed un altro in bocca …e che CAZZO ! Danilo mi girò con il culo verso il viso di Roberto dicendogli : “guarda che bel buchetto! Guarda che bel culetto tondo e sodo ! Guarda come è bello liscio, non ha neanche un pelo ! Solo intorno al buchetto ha un bel cespuglietto arrapante !”. Roberto annuiva e mi accarezzava le natiche e mi sondava il buco del culo poi affermò che gli piaceva e lo eccitava moltissimo, che aveva una gran voglia di sfondarmelo e si rammaricava che, essendo già lubrificato, non poteva leccarmelo e prepararmelo per bene all’inculata comunque, si consolò, non sarebbe mancata occasione. Mi fecero stendere a pancia sotto, mi misero un cuscino sotto la pancia in modo che il mio culo fosse abbastanza sollevato e disponibile. Danilo mi lubrificò scrupolosamente ed abbondantemente il buco dentro e fuori, quindi Roberto si mise a cavalcioni su di me ed appoggiò la sua enorme cappella al mio buco. Io ero combattuto tra la paura di essere dilaniato irrimediabilmente e dolorosamente da quel cazzo gigantesco ed il desiderio di provare quale estasiante sensazione avrei provato con quel paletto nel culo. Roberto con estrema cautela cominciò a penetrarmi. Subito avvertii che il mio culo si apriva in modo esagerato, avvertii 4-5 spacchi che si aprivano intorno allo sfintere che mi procuravano delle fitte lancinanti poi, all’improvviso, avvertii un dolore tremendo. Chiesi a Roberto di togliersi (io non potevo fare nulla schiacciato tra il cuscino ed il suo corpo) ma Danilo lo fermò dicendogli di non muoversi perché avrei sentito ancora più dolore. Poi, con dolcezza, mi spiegò che nonostante l’estrema cautela usata da Roberto, il mio sfintere era stato costretto ad aprirsi esageratamente e che aveva subito una specie di stiramento ora, se Roberto lo sfilava, lo avrei istintivamente stretto procurandomi un altro stiramento al contrario. L’unica cosa da fare era di restare entrambi immobili e far abituare i miei muscoli anali alla straordinaria dilatazione. Quindi iniziò a massaggiarmi sapientemente intorno all’ano e, devo dire che la manovra fece effetto. Il dolore lasciò il posto ad una piacevole sensazione di estrema tensione dello sfintere che mi faceva tirare il culo in un modo esagerato e la straordinaria pressione che l’enorme cappella esercitava sulla prostata mi procurarono un’erezione altrettanto unica. Avvertivo la sborra che premeva per uscire. Restammo fermi per alcuni minuti, quindi Roberto mi chiese se volevo che continuasse. Risposi di sì perché la tensione dello sfintere e la pressione mi procuravano un piacere indescrivibile e una voglia esagerata di prenderlo tutto nel culo. Lui ricominciò a spingere con una lentezza estrema e, dopo altre lancinanti spacchi allo sfintere ma senza provare più il mostruoso dolore di prima, anzi con un piacere immenso che montava sempre più, finalmente la cappella entrò tutta ed io venni in modo impetuoso come non mi era mai successo prima. Eruttavo spruzzi di sborra violentissimi e numerosissimi mentre il culo si contraeva in modo spasmodico per un tempo lunghissimo deliziando, al contempo, il cazzo di Roberto che urlava di piacere dicendomi che era come se gli stessi facendo un meraviglioso pompino con il culo. Quando gli spasmi anali cessarono Roberto riprese a spingere e Danilo me lo mise in bocca. Molto delicatamente il cazzone di Roberto entrava sempre di più procurandomi quella sensazione di dilatazione estrema che mi mandava in paradiso anche se i vari spacchi procuratomi dalla rottura del culo mi dolevano un po’. La penetrazione sembrava non finire mai sia per la lentezza della manovra, sia per l’effettiva lunghezza del bestione. Poi avvertii chiaramente che il cazzone si igrossava alla base perchè mi sentivo aprire ancora di più ed avvertii un ulteriore spacco al culo. Finalmente sentii premere il pube di Roberto tra le mie natiche : avevo nel culo 20 cm. di cazzo ed ero stato esageratamente aperto da una dimensione enorme. Il cazzo mi si rizzò di nuovo e cominciai a succhiare il cazzo di Danilo con avidità, mentre Roberto cominciò a pomparmi con lentezza. Aumentò un poco il ritmo poi mi sollevò il culo, mettendomi a pecorina e iniziò a pomparmi il culo con un certo vigore. Ero letteralmente in delirio, l’enorme cazzo di Roberto mi pompava il culo mantenendolo dilatatissimo e premeva e strusciava meravigliosamente sulla prostata. Mi fece il culo a lungo dicendomi che ero una puttanella, una troietta, che il mio culo ora gli calzava meravigliosamente, che mi avrebbe inculato spesso e che mi avrebbe sfondato il culo sempre di più, mentre Danilo mi fotteva in bocca confermando che ero una puttanella vogliosa di pescioni. Poi tenendomi stretto a lui e con il cazzo tutto piantato nel culo, Roberto si lasciò andare all’indietro sedendosi e facendomi sedere sul suo cazzo. Se possibile, provavo ancora più piacere con il cazzo completamente infilato fino alle palle. Mi aiutò a ripiegare le gambe per inginocchiarmi a cavallo di lui e mi chiese di autoincularmi a spegnimoccolo. Era bellissimo Roberto che godeva immensamente del mio culo e Danilo della mia bocca ed io che godevo dei loro cazzi mentre mi apostrofavano in ogni modo. Ad un tratto Roberto si sfilò dal culo e mi annunciò che voleva venirmi nel budello, mi fece stendere a pancia in su, mi fece ripiegare bene le gambe, mi pose un cuscino sotto il sedere e mi penetrò di nuovo. Nonostante la sua delicatezza avvertii le fitte procuratomi dai numerosi spacchi che si aprivano. Mi scopò lentamente poi, quando si accorse che mi ero riabituato alla misura, iniziò a pomparmi vigorosamente ed affondandolo fino alle palle. Danilo si stese al mio fianco e mi invitò a spompinarlo però, a causa dei violenti colpi di Roberto, non riuscivo a farglielo benissimo. Dopo un po’ Roberto aumentò il ritmo notevolmente ed urlandomi “Troia! Zoccola ! Ti sburro nel culo ! Ti riempio fino in gola! Ti farò cacare sborra per tre giorni !” si svuotò le palle nel culo. Appena sentii le possenti contrazioni del suo cazzo nel culo, venni anch’io in modo altrettanto violento. Il piacere dell’orgasmo mi fece ciucciare il cazzo di Danilo con una foga forsennata e lui, urlandomi “bocchinara !” mi riempì la bocca. Restammo immobili per lunghi attimi poi andammo a lavarci. Mentre ero chino a sciacquarmi la bocca Danilo mi aprì le natiche e mi disse : “Ti ha sfondato proprio bene ! Ora hai il culo largo come il mio, anche per me, il cazzo di Roberto è stato il più grosso che abbia mai preso”. Poi sopraggiunse lo stimolo della evacuazione che durò a lungo e fu abbastanza dolorosa. Ritornai a casa con il culo che mi bruciava e mi doleva e con la sensazione di avere ancora dentro il meraviglioso pescione di Roberto. La mattina dopo era ancora tutto dolente, mi feci il bidet con la sensazione di lavare un culo non mio. Era tumefatto e stretto ma morbidissimo e cedevolissimo, potevo lavarmi anche l’interno. Posi per terra lo specchio e mi accovacciai su di esso. La vista che mi apparve era sconvolgente : era gonfissimo e si vedevano almeno 10 spacchi profondissimi. Dopo pochi giorni trovai fuori la scuola Roberto ma, a malincuore, dovetti rifiutare il suo invito. Il culo mi faceva ancora male e non potei raggiungerlo a casa di Danilo per una ventina di giorni. Finalmente riprendemmo gli incontri e ne godemmo moltissimo. Gli incontri si svolgevano più o meno con lo stesso rituale : li raggiungevo a casa di Danilo dove già li trovavo con i cazzi da fuori e semiduri. Li succhiavo alternativamente poi mentre spompinavo Roberto, Danilo mi leccava ed insalivava per bene il culo per poi penetrarmi (con lui ormai bastava la saliva). Dopo un po’ mi lubrificava per bene il culo e lo offriva a Roberto mentre lui me lo metteva in bocca. Roberto mi inculava per un’oretta in tutte le posizioni mentre io lo succhiavo a Danilo ma, qualche volta, Roberto ci posizionava a pecorina sul bordo del letto e lui, in piedi, ci inculava alternativamente ma sborrava sempre nel mio culo. Ogni volta che lo vedevo fuori la scuola aspettavo fremente che si facesse ora per andare a dargli il culo e godermi ancora una volta il suo stupendo bestione. Nel frattempo io avevo rotto il culo ad un paio di ragazze ma non rinunziavo a prenderlo nel culo da Roberto. Dopo 5-6 incontri non mi procurava più neanche uno spacco e provavo solo un immenso piacere ma il mio buco aveva cambiato aspetto e sembrava proprio una fichetta. ...la superficie del retto si dilata a dismisura provocandomi un intenso dolore, arriccio il naso e digrigno i denti per contenere la voglia che ho di urlare. Poco prima di affondare l'uccello nel mio culo Luca ha cosparso l'orifizio di saliva, invitandomi a dilatare l'anello dell'ano come sono solito fare quando sto per scoreggiare. La cappella penetra nelle mie viscere con una certa difficoltà. Non sono mai stato inculato, è la prima volta che ciò accade. Soltanto qualche settimana fa me ne sarei vergognato, ora ne sono felice. Ho il cazzo duro per l'eccitazione, ma soprattutto per il piacere che Luca sa infondermi nel penetrarmi. Lascia scivolare l'uccello avanti e indietro, lentamente, senza interrompere la sua azione provocandomi un intenso bruciore. Le gambe mi tremano. Sto godendo, mai avrei immaginato di provare un simile piacere sessuale. Mentre m'incula tiene una mano distesa sul mio uccello e l'accarezza... . . Un mese prima...[ Sabato 21 aprile ] . Uno dei più grandi piaceri della mia vita è andare al cinema. Ci vado di sabato: unico giorno della settimana in cui, oltre alla domenica, è possibile assistere a proiezioni pomeridiane. Le sale a quell'ora sono semivuote. Si può guardare il film in santa pace senza essere disturbati da chi va al cinema per sgranocchiare popcorn e bere Coca Cola. . Nella multisala Capitol proiettano "L'ultimo bacio" di Gabriele Muccino, un film commedia sui sentimenti, le paure, gli amori e le insoddisfazioni di una generazione, quella di noi trentenni, poveri d'ideali e ricca solo di contraddizioni. Questo perlomeno è ciò che sta scritto nella pagina degli spettacoli della Gazzetta di Parma che ho sottomano. Decido di andare a vederlo, anche se lo splendido pomeriggio primaverile inviterebbe a fare scelte di tutt'altro tipo. Il traffico sulla Via Emilia è intenso, raggiungo la multisala in pochi minuti. Parcheggio l'auto nell'ampio piazzale semideserto ed entro nel locale. Alla cassa non c'è ressa: soltanto due bambini accompagnati dai genitori. Il padre ritira quattro biglietti per la sala 2: quella in cui si proietta "Il Gladiatore". Pago e ritiro il biglietto per la sala 1. Varco la porta d'ingresso. Un drappo scuro fa da cuscinetto fra la sala d'aspetto e la platea dove si proietta la pellicola. Sullo schermo scorrono i titoli iniziali del film. Nella sala c'è buio pesto. Lascio trascorrere alcuni secondi prima di infilarmi nello stretto corridoio all'estremità della platea, poi avanzo. Mi avvicino con cautela al punto in cui diparte il corridoio centrale con l'intenzione di ridiscenderlo e portarmi a metà sala. Mi fermo, appoggio la schiena alla parete e resto in attesa che la luce che proviene dallo schermo illumini la platea. Finalmente distinguo le fila di poltrone. Due persone sedute davanti a me si baciano appassionatamente per nulla interessate alle immagini del film che nel frattempo hanno sostituito i titoli iniziali. Discendo il corridoio centrale e, incuriosito, giro il capo verso la coppia che sta baciandosi. Mi accorgo che i due sono uomini, almeno così mi pare di vedere, ma non ci faccio troppo caso e proseguo lungo il corridoio. Prendo posto in una poltroncina e mi calo nella visione del film estraniandomi da tutto ciò che mi circonda. . Al termine del primo tempo le luci si riaccendono in sala. Mi guardo attorno. La platea è semivuota. Conto solo una quindicina di persone, perlopiù coppiette. Giro il capo all'indietro in direzione della coppia di maschi che in precedenza ho intravisto limonarsi con tanto trasporto. Resto sorpreso nel constatare che uno di loro è Luca, un dirigente amministrativo dell'azienda alimentare in cui lavoro. I nostri sguardi s'incrociano. Per pochi attimi restiamo ad osservarci. Mi rigiro ed evito accuratamente di salutarlo. Sono sbalordito da questa scoperta. Non mi era mai capitato di pensare a lui come ad un gay. In ufficio l'ho visto comportarsi come tutti gli altri giovani neolaureati, simpatico, gioviale, attento a fare amicizie e prodigo di apprezzamenti sulle ragazze con cui lavoriamo, per questo resto stupito nel constatare che è un finocchio. La luce si attenua. Un fascio di luce spunta dalla cabina di proiezione e illumina lo schermo. Incuriosito dall'intreccio di storie che caratterizzano il film m'immergo nella visione. . . [ Giovedì 26 aprile ] . Sono tornato al lavoro dopo cinque giorni di assenza trascorsi in assoluto riposo. Prendo posto dinanzi la scrivania, apro il giornale nella pagina economica e leggo i principali titoli in grassetto. Do un'occhiata alla pagina sportiva e poco dopo sono davanti lo schermo del computer pronto a mettermi al lavoro. Giovanna, la collega con cui condivido l'ufficio, è in vacanza. Tornerà solo mercoledì e la cosa non mi disturba affatto. Per tutta la mattinata non ho staccato gli occhi dal monitor, quando mi concedo una pausa è già mezzogiorno. Decido di fare un break e consumare un caffè al distributore automatico che sta nel corridoio poco lontano dal mio ufficio. Prima però scelgo di andare in bagno a scaricare la vescica che sento piena. Mi avvicino ad uno dei due gabinetti che trovano posto nella toilette. Dalla porta ne esce Luca. - Ciao! - il saluto è accompagnato da un largo sorriso. Contraccambio con un cenno del capo ed entro nel cesso lasciandolo nell'antibagno. Non sono per niente imbarazzato e non c'è ragione perché debba cambiare atteggiamento nei suoi confronti rispetto a prima. Peggio per lui se gli piacciono gli uomini. Sbottono la patta dei pantaloni ed estraggo l'uccello per pisciare. - Beh, ti è piaciuto il film? La voce di Luca giunge chiara, nessuna barriera ci divide. Ho lasciato la porta del bagno aperta, come sono solito fare. Lui sta lavandosi le mani e intuisco che sta osservandomi mentre piscio. - Sì certo, molto interessante - rispondo. Dirigo il getto in direzione del water e l'urina va a confondersi con l'acqua lurida che ristagna sul fondo. Riabbottono la patta e mi giro. Luca sta dinanzi il lavandino e guarda nello specchio affisso alla parete. E' rimasto per tutto il tempo ad osservarmi mentre pisciavo nel cesso. Mi avvicino al lavandino e premo il pulsante che comanda la fuoriuscita di sapone liquido dal serbatoio, ma non esce una sola goccia. - E' vuoto. Il liquido deve essere terminato - mi suggerisce Luca - Tieni, prendi la saponetta. La fa scivolare dalla sua mano alla mia. Sfiora intenzionalmente con le dita il dorso delle mie, cosa che mi provoca un certo disturbo. La saponetta cade nel lavandino. - Oh! Scusa. Ma che fa questo rotto nel culo? Ci prova? Penso, mentre raccoglie la saponetta dal lavandino e me la porge. Questa volta senza accompagnare il gesto con nessun contatto delle dita. - Non pensavo ti piacesse andare al cinema di pomeriggio - riprende - Beh, ci vado spesso, è l'unico modo che ho per assistere alla proiezione di un film senza essere disturbati dagli schiamazzi della gente. Luca sta appoggiato alla parete con una spalla e si asciuga le mani con la salvietta di carta che ha estratto dal contenitore. Lo ascolto mentre prosegue a parlare di cinema e di film d'autore. Da quando ci conosciamo, non molto tempo in verità, è la prima volta che ci ritroviamo a discorrere di argomenti non pertinenti il lavoro. Mentre si accalora a parlarmi di Peter Greenaway e Pasolini lo guardo attentamente in viso. Deve avere poco più di venticinque anni, dieci meno di me. E' un tipo gracile, anche se so, perché me lo ha confidato Giovanna, che va spesso in palestra. I capelli piuttosto lunghi, di colore castano chiaro, coprono per intero le orecchie e la fronte. Ha gli occhi di uno straordinario color turchese; non ci avevo mai fatto caso prima d'ora. E' più alto di me di qualche centimetro o poco di più. Il suo portamento è elegante, veste sempre con giacca e cravatta. - Ti dicevo che mi piace tantissimo andare al cinema, magari se ti va, potremmo andarci insieme qualche volta. Sono nuovo della città e non ho amici con cui andarci, che ne dici? La proposta mi coglie di sorpresa, istintivamente sarei tentato di rispondergli di no, anche perché non mi va di farmi vedere in giro con un finocchio come lui, ma non voglio essere scortese. - Beh, si... in verità non ho molto tempo da dedicare a questo passatempo, magari ne riparliamo. Strappo una salvietta di carta dal contenitore e asciugo le mani, mi allontano e lo precedo verso l'uscita. . [ Sabato 28 aprile ] . Stamani non ho avuto bisogno della radiosveglia per destarmi. Decido di rimanere a letto ancora un po' di tempo godendomi la quiete di questa giornata prefestiva. Stanotte ho fatto le ore piccole al pub dove sono rimasto a bere birra con gli amici. Da quando Rossana mi ha lasciato ed è andata a vivere per conto suo, conduco una vita sregolata. A nulla è servito affondare la malinconia nell'alcol. Mi rigiro nel letto più volte, ma non riesco a riaddormentarmi. Ho il cazzo duro che pulsa come spesso mi accade al risveglio. Mi trovo a pensare a Luca. . E' fuori di dubbio che se nel bagno ha preso l'iniziativa è perché suppone che io sia come lui, non si spiegherebbe altrimenti quel gesto delle mani così azzardato. C'è un episodio della mia vita in cui ho provato desiderio per un uomo. E' accaduto la volta in cui ho assistito alla proiezione del film " Morte a Venezia". La spietata bellezza di Tadzio, il ragazzo polacco protagonista del romanzo di Thomas Mann, interpretato sullo schermo da un grazioso giovane attore, aveva suscitato in me una forte attrazione. Mi ero spaventato. Desiderare un ragazzo, seppure così effeminato come quello portato sullo schermo da Visconti era fuori da ogni mia concezione di vita. Lo stesso tipo di attrazione, anche se faccio fatica ad ammetterlo, la sto provando ora per Luca. Decido di masturbarmi. Non sono solito farlo di primo mattino, ma ho le palle piene di sperma e in qualche modo devo scaricare l'ansia che mi porto addosso. Con la mano sfioro la superficie della cappella e l'accarezzo, poi inizio a menarmelo. Socchiudo gli occhi e mi ritrovo a fantasticare sull'uccello di Luca. Immagino d'ingoiarlo fra le labbra e succhiarlo. Chissà se sarei capace di farlo per davvero? Accelero i movimenti delle dita e una gran quantità di sperma fuoriesce dall'uretra insudiciandomi la mano. . . [ Mercoledì 2 maggio ] . L'ufficio è al completo. Giovanna è tornata al lavoro dopo il ponte festivo. Ha il volto lievemente arrossato, probabilmente ha trascorso il periodo di vacanza al mare in compagnia di uno dei suoi boy friend. Preferisco non chiederle niente e immergermi nel lavoro piuttosto che sorbirmi le stucchevoli storie che è solita raccontare al ritorno da ogni viaggio. Incontro Luca per caso, nell'ufficio accanto al mio. E' intento ad effettuare fotocopie di un documento. Siamo solo lui ed io nella stanza. La sua presenza non mi fa sentire a disagio come invece è accaduto giovedì scorso quando ci siamo incrociati nel bagno. - Ciao, hai trascorso bene questi giorni di festa? - domando. Intento com'è nell'eseguire fotocopie, non pone troppa attenzione alla mia domanda. - Sono stato al mare, a casa di amici. - Io invece mi sono annoiato. Ho trascorso gran parte delle giornate a guardare vecchi film davanti alla tivù. L'ultimo foglio va ad impilarsi nello scompartimento dell'impaginatore, Luca si gira verso di me. - Se può interessarti ho una cineteca di 3000 film. Quasi tutti d'autore, ma ne ho anche qualcuno d'altro tipo... se vuoi te ne presto qualcuno. C'è un genere che preferisci? Il modo con cui si è offerto di prestarmi le videocassette è piuttosto sibillino, come se nelle parole ci fosse un doppio senso. - Assisto a proiezioni di film divertenti e poco impegnati, con storie condite di sano erotismo... Luca accoglie i fogli dall'impaginatrice e li dispone con un certo ordine sopra un tavolo. E' il mio turno. Mi avvicino alla fotocopiatrice e programmo l'impaginazione. Luca, che nel frattempo ha terminato d'impilare i fogli del documento, mi si affianca. Apparentemente sembra osservare i fogli che s'incasellano negli scompartimenti, ma col ginocchio preme ripetutamente sulla mia coscia. Il contatto che in altri momenti avrei potuto considerare casuale è sicuramente intenzionale, ne sono più che sicuro. Ripete il tocco più volte. Lo lascio fare senza ritrarmi sperando che la fotocopiatrice acceleri i movimenti di trascinamento dei fogli e metta fine al lavoro. Sono turbato. Il contatto con il suo corpo sta provocandomi un certo sconquasso ormonale. L'unico rumore che si sente nella stanza è lo scorrere dei fogli di carta, ma ben più forte è il ritmo dei battiti del mio cuore. L'arresto della fotocopiatrice pone termine all'imbarazzo. . . [ Venerdì 4 maggio ] . . - Ti ho portato alcune videocassette per il week end. Luca pronuncia le parole affacciato all'uscio del mio ufficio. Rimane alcuni secondi sullo stipite in attesa di una mia risposta che tarda ad arrivare. - Dentro trovi vari tipi di film. Spero che ce ne sia qualcuno di tuo gradimento. Ancora una volta torno a sentirmi a disagio, lui non lo è per niente. Giovanna è presente in ufficio. Luca accosta l'anca sul cordolo della mia scrivania, trovandovi un solido appoggio, poi si rivolge a me. - Senti perché una di queste sere non usciamo insieme? Potremmo andare in qualche birreria e trascorrere la serata bevendoci una pinta di birra, che ne dici? - Beh. sì, certo, potremmo anche farlo. Avrei voluto rispondergli di no, che per nessun motivo sarei uscito con un finocchio come lui, ma sono lusingato dal suo invito. Giovanna si sta mangiando Luca con gli occhi e resta in attesa che si giri verso di lei per scambiare quattro chiacchiere. - Allora deciso, una sera della prossima settimana usciamo insieme. Giovanna, che a fatica è rimasta zitta per tutto il tempo, fa sentire la sua voce. - Beh, non potrei accodarmi anch'io con voi? - E' no! Queste serate al pub sono riservate ai soli uomini, in un'altra occasione estenderò l'invito anche a te, ma senza la presenza di un altra compagnia maschile. Io e te soli... beh, ora vi lascio. Torno in ufficio. Buon week end! Luca sparisce dietro alla porta e rimango solo con Giovanna. . [ Venerdì 4 maggio ] . Stasera il mio appartamento è più vuoto del solito, da troppo tempo non vi mette più piede una donna. Rossana mi manca. Mi mancano i suoi baci, le sue coccole, le scenate isteriche, i piatti rotti sul pavimento, le grida. Mai come stasera sento il bisogno di qualcuno che sappia darmi calore e affetto. Ogni oggetto che adorna l'appartamento è legato a un suo ricordo. Li ha acquistati tutti lei e il locale riflette i suoi gusti piuttosto che i miei. Sprofondato sul divano guardo la tivù. Accanto a me, sul tavolino alla mia destra, ci sta l'apparecchio telefonico. Sono mesi che aspetto una sua telefonata. Probabilmente non giungerà mai, ma ancora non so rassegnarmi di averla persa. Accendo una Marlboro e aspiro profondamente il fumo. Sullo schermo si susseguono le immagini di un varietà musicale, mi alzo e inserisco nel videoregistratore una delle videocassette che Luca mi ha dato in prestito stamani. Le prime immagini non lasciano dubbi sul contenuto della storia. Si tratta di un film pornografico, giust'appunto quello di cui ho bisogno per rallegrare una serata morta come questa. La prima storia ha come protagonista una gran bel pezzo di fica, mora, che si fa penetrare in ogni buco da due stalloni maschi. La seconda storia ha invece ha come protagonisti due gay. C'era da aspettarselo da Luca... Forse si è davvero convinto che io sia come lui, invece non provo nessuna attrazione per gli uomini, ma se Luca me lo chiedesse gli succhierei l'uccello. Lo so, ne sono certo, non saprei resistere a un suo invito. Le penetrazioni che si susseguono sullo schermo mi lasciano indifferente, anche se provo una certa curiosità nel vedere due uomini che fanno l'amore. Ciò che invece trovo seducenti sono i loro cazzi. Sullo schermo fa la sua comparsa un ragazzetto particolarmente dotato che si fa spompinare da un coetaneo. Ho l'uccello duro anch'io, abbasso la cerniera dei pantaloni e mi masturbo. . [ Giovedì 10 maggio ] Sono le due di mattina. Luca ed io usciamo dal pub. Le tenebre della notte sono rischiarate da improvvisi lampi che si accompagnano al rumore di tuoni e saette: chiaro avvertimento di un imminente temporale. Abbiamo trascorso la serata seduti attorno ad un tavolino a parlare e consumare birra. Camminiamo lungo i marciapiedi a passo lento dal momento che entrambi vacilliamo sulle gambe. Prima di stasera non avevo mai confidato a nessun uomo le mie vicissitudini sentimentali, con lui invece è stato facile parlare. Gli ho raccontato del mio rapporto con Rossana e di quanto ne sento la mancanza. L'aria fresca della notte mi sveglia dal torpore causatomi dall'alcol. Abbracciati l'uno all'altro ci sosteniamo a vicenda per non cadere per terra e procediamo verso il parcheggio della Pilotta dove abbiamo riposto le autovetture. Gocce di pioggia scendono d'improvviso dal cielo nel momento in cui attraversiamo Piazza Garibaldi. Ci ripariamo sotto il balcone del Palazzo del Governatore e restiamo lì, sperando che il temporale cessi al più presto. Ampie pozzanghere si formano sul lastricato del piazzale e riflettono le luci dei lampioni insieme a quelle dei fari delle rare autovetture che a quest'ora della notte circolano in città. Quando la precipitazione sembra essere diminuita d'intensità decidiamo di abbandonare il momentaneo riparo. Di corsa oltrepassiamo lo stretto vicolo che conduce alla piazzetta della Steccata per proseguire oltre. - Qui va a finire che ci bagniamo da capo a piedi - grido, mentre la pioggia ha ripreso a cadere con maggior intensità dopo che sembrava essersi attenuata. - Fermiamoci sotto i portici del Teatro Regio - urla Luca, quando siamo a pochi passi dall'imponente edificio. Trafelati, con poco fiato in corpo, saliamo i pochi gradini che conducono ai tre portoni 'ingresso allo storico teatro. Lo spazio dove abbiamo trovato rifugio è piuttosto esiguo. Nell'ampio porticato veleggia una lunga serie di colonne alte una decina di metri o poco più, di grande circonferenza. Sono separate una dall'altra da uno spazio ristretto che ci consente di rimare al riparo dalla pioggia. - Ehi, ma siamo bagni fradici. La tua camicia bianca è diventata trasparente imbibita com'è d'acqua - dico, indicandogli il tessuto. Siamo vicinissimi. Ho la schiena appoggiata ad una colonna e Luca sta di fronte a me: quasi ci sfioriamo. Con malcelata disinvoltura infila un mano fra i bottoni della mia camicia e appoggia le dita sul mio petto. Non distoglie nemmeno per un attimo lo sguardo dal mio viso e sembra scavarmi dentro. Mi accarezza un capezzolo, solleticandolo. Il gesto non mi coglie di sorpresa, ma non so oppormi. Lo lascio fare anche quando avvicina la sua guancia alla mia. La sensazione che provo è inusuale, non mi è mai capitato di strusciarmi contro i peli di una barba. Strofina le labbra sul mio viso e insinua la lingua nel mio orecchio provocandomi un notevole turbamento ormonale. - Ho voglia di te - sussurra con voce suadente. La sua mano scivola decisa sulla patta dei miei pantaloni e apre la cerniera. Ho l'uccello duro, che pulsa. Fa scivolare il mio prezioso gingillo fuori delle mutande e inizia a menarlo. Mi tremano le gambe. Resto con la schiena puntellata alla colonna di marmo nascosto alla vista di eventuali passanti. Luca s'inginocchia ai miei piedi e mi prende la cappella in bocca. Vorrei fermarlo, ma non oso o meglio non voglio. Vengo alla svelta, come un principiante. Luca ingoia lo sperma fino all'ultima goccia, leccandomi ogni traccia residua che sta ai alti della cappella. Restiamo alcuni istanti senza scambiarci una sola parola, ma forse non ce n'è bisogno. Rinchiudo la patta dei pantaloni e riprendo la corsa verso il parcheggio. Lui mi segue d'appresso. Quando raggiungiamo l'autorimessa salgo a bordo della mia vettura. Sto per avviare il motore quando Luca si avvicina. Vorrebbe dire qualcosa. Stoppo le sue parole sul nascere. Metto in moto l'auto e riparto lasciandolo di sasso. . [ Venerdì 25 maggio ] . Sono trascorsi quindici giorni dalla sera in cui Luca mi ha spompinato sotto il colonnato del Teatro Regio. In tutto questo periodo ho accuratamente evitato di rimanere solo con lui. Luca, al contrario, fa di tutto per avvicinarmi, ormai sta diventando una vera ossessione. Sono tempestato dalle sue telefonate. Devo trovare una soluzione altrimenti rischio d'impazzire. Non è di Luca che ho timore, ciò che mi spaventa è avere provato piacere facendomi succhiare il cazzo da un altro uomo e non so capacitarmi che ciò sia potuto accadere. Devo reprimere questo desiderio sessuale a tutti i costi, magari andando anche a puttane. . Decido di scendere in archivio per consultare alcune pratiche che giacciono nei registratori porta documenti. Il locale è situato nello scantinato dell'edificio. Lunghe file di scaffalature metalliche, perfettamente allineate, accolgono migliaia di fascicoli custoditi nei registratori. Intento come sono nella mia ricerca non faccio caso alla porta che si apre alle mie spalle, solo quando sento il rumore del chiavistello serrarsi mi giro in quella direzione. Davanti all'uscio c'è Luca. Fa alcuni passi e si ferma dinanzi a me. Non ci scambiamo una sola parola. I lineamenti del suo viso mi appaiono più sensuali del solito. Allunga la mano e mi accarezza i capelli, accosta le labbra alle mie e mi bacia. Sono preda di una vampata di calore. Esito. La punta della lingua penetra fra le mie labbra. Chiudo gli occhi. Il piacere che provo mentre mi bacia non ha niente di diverso da quello che sono solito avvertire quando sto con una donna. Lascio che mi frughi, poi anch'io l'assecondo e contraccambio il suo slancio. Rovisto con la lingua l'interno della sua bocca incrociando a più riprese la sua lingua. Continuiamo a scambiarci tenere effusioni senza mai staccarci con le labbra. Ho il cazzo duro che pulsa e non vedo l'ora che me lo stringa fra le dita. Luca sembra percepirlo perché slaccia la cinghia dei miei pantaloni e stringe fra le dita le mie palle. Continuiamo a baciarci appassionatamente. Si sbottona pure lui le brache e trascina la mia mano sul suo cazzo. E' la prima volta che mi succede di stringere fra le dita un uccello che non sia il mio. Quella che provo è una sensazione completamente nuova, piacevole. Lo accarezzo, lo strofino, lo palpo. E' duro, turgido, grosso. Con un certo timore inizio a masturbarlo. Nella posizione in cui mi trovo sono a disagio, non sono abituato a tenere la mano in senso inverso rispetto a quando mi masturbo da solo, sono imbranato e soffro di inesperienza. Lui invece mi masturba con grande abilità. - Girati - L'invito sopraggiunge inaspettato, proprio mentre sto godendo dei movimenti della sua mano. Luca fa scivolare in basso le mie mutande e mi fa chinare con l'addome sulla scrivania che sta al centro del locale. S'inginocchia dietro di me e con la punta della lingua mi cosparge di saliva l'ano, solleticandomi con lievi penetrazioni. Si rialza in piedi, m'invita a dilatare il culo come quando sto per evacuare. Il cazzo mi penetra nello sfintere con difficoltà. La parete del retto si dilata a dismisura provocandomi un intensa sofferenza fisica. Ho male, arriccio il naso e digrigno i denti per contenere la voglia che ho di urlare. Non sono mai stato inculato, è la prima volta che succede. Soltanto qualche settimana fa me ne sarei vergognato, ora invece ne sono felice. Ho il cazzo duro per l'eccitazione, ma anche per il piacere infinito che la cappella di Luca sa darmi mentre si muove dentro di me. Le gambe mi tremano. Godo... godo... finalmente godo. Luca tiene una mano distesa sul mio uccello e, mentre m'incula, lo accarezza. . . [ Domenica 27 maggio ] . Ho trascorso l'intero pomeriggio a dipingere. Seduto sul divano, con le gambe incrociate, osservo la tela che ritrae il volto di Luca. Il quadro è quasi ultimato, mancano soltanto pochi ritocchi poi sarà pronto per essere incorniciato. Il telefono squilla. - Pronto! - Ciao! Una voce femminile sta all'altro capo del telefono. - Scusi, ma chi con chi parlo? - Dai, non fare il cretino...sono io. Rossana.
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